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Intelligenza artificiale: cos'è, come funziona e le regole UE

Circuito elettronico verde con microcomponenti in primo piano

Ne senti parlare ovunque: al telegiornale, a scuola, al lavoro, perfino nelle pubblicità degli elettrodomestici. Ma che cos'è davvero l'intelligenza artificiale, cosa sa fare e dove si ferma? In questa guida te lo spieghiamo in modo semplice, con esempi concreti e uno sguardo alle regole che oggi valgono in Europa e in Italia.

Che cos'è l'intelligenza artificiale, in parole semplici

Il Parlamento europeo descrive l'intelligenza artificiale come l'abilità di una macchina di mostrare capacità umane, come ragionare, apprendere, pianificare e creare. In pratica, si tratta di programmi che non seguono soltanto istruzioni scritte riga per riga da un programmatore, ma che imparano da grandi quantità di dati a riconoscere schemi e a prendere decisioni o produrre risultati.

Un esempio aiuta a capire. Un programma tradizionale per riconoscere un gatto in una foto avrebbe bisogno di regole precise: forma delle orecchie, baffi, colore. Un sistema di intelligenza artificiale, invece, viene "allenato" mostrandogli moltissime immagini già etichettate, finché impara da solo a distinguere un gatto da un cane. È questo il cuore del cosiddetto apprendimento automatico (in inglese machine learning).

Cosa fa l'IA: esempi di uso quotidiano

Probabilmente usi l'intelligenza artificiale ogni giorno, anche senza accorgertene. Ecco alcuni casi citati proprio dal Parlamento europeo:

  • Acquisti online e pubblicità: i suggerimenti di prodotti si basano su ciò che hai cercato o comprato in passato.
  • Motori di ricerca: imparano dai dati degli utenti per mostrarti risultati più pertinenti.
  • Assistenti digitali sullo smartphone: rispondono alle domande, suggeriscono azioni e aiutano a gestire l'agenda.
  • Traduzione automatica: traduce testi e audio e genera sottotitoli automatici per i video.
  • Casa intelligente: alcuni termostati imparano le tue abitudini per risparmiare energia.
  • Auto: diverse funzioni di sicurezza e di navigazione si basano sull'IA.
  • Sicurezza informatica: l'IA aiuta a riconoscere e contrastare attacchi e minacce online.

Come vedi, non si parla di robot da film di fantascienza, ma di strumenti spesso "nascosti" dentro servizi che già conosci.

L'IA generativa: quella che scrive, disegna e risponde

Negli ultimi anni è esplosa l'intelligenza artificiale generativa, cioè quella capace di creare contenuti nuovi: testi, immagini, audio, video, codice. Rientrano in questa famiglia i chatbot come ChatGPT, Microsoft Copilot o Google Gemini, ai quali puoi fare domande in linguaggio naturale, come se scrivessi a una persona.

Alla base ci sono i cosiddetti modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM): sistemi addestrati su enormi quantità di testo per prevedere, parola dopo parola, la continuazione più probabile di una frase. È un meccanismo statistico molto potente, che però non equivale a "capire" o a "sapere" nel senso umano del termine. E questo porta direttamente al tema dei limiti.

Cosa puoi chiedere a un'IA generativa

  • Riassumere un documento lungo o un articolo.
  • Scrivere una bozza di email, una lettera o un post.
  • Spiegare un concetto complicato con parole semplici.
  • Tradurre un testo o correggerne la grammatica.
  • Proporre idee: un menu settimanale, un itinerario, un titolo.
  • Creare un'immagine partendo da una descrizione.

Limiti ed errori: le "allucinazioni"

Il limite più importante da conoscere ha un nome curioso: allucinazioni. Succede quando un sistema di IA generativa produce un'informazione falsa ma la presenta con sicurezza, come se fosse vera. Può inventare una data, una citazione, un articolo di legge o perfino una fonte bibliografica che non esiste.

Perché accade? Perché il modello genera la risposta più plausibile dal punto di vista linguistico, non quella verificata. Gli stessi produttori lo dichiarano apertamente: le loro pagine di assistenza avvertono che le risposte possono essere imprecise e invitano a controllarle prima di prendere decisioni.

Altri limiti da tenere a mente:

  • Informazioni non aggiornate: se il sistema non consulta il web, può non conoscere fatti recenti.
  • Pregiudizi (bias): se i dati di addestramento contengono stereotipi, l'IA può riprodurli.
  • Nessun parere professionale: una risposta di un chatbot non sostituisce il medico, l'avvocato o il commercialista.
  • Privacy: ciò che scrivi può essere conservato e, in alcuni casi, letto da revisori umani o usato per migliorare i servizi, a seconda delle impostazioni.

Consiglio: usa l'IA come un assistente veloce, non come un oracolo. Per date, cifre, leggi, salute e soldi controlla sempre la risposta su una fonte ufficiale, e non inserire mai nel chatbot dati personali delicati, password o documenti riservati.

Le regole in Europa: l'AI Act

L'Unione europea si è dotata di una legge organica sull'intelligenza artificiale: il Regolamento (UE) 2024/1689 del 13 giugno 2024, noto come AI Act. Come spiega la Commissione europea nella pagina sul quadro normativo europeo sull'IA, il regolamento è entrato in vigore il 1° agosto 2024 e si applica per gradi.

L'idea di fondo è un approccio basato sul rischio: più un uso dell'IA può essere pericoloso per la sicurezza o i diritti delle persone, più le regole sono severe.

Livello di rischioCosa significaEsempi
InaccettabilePratiche vietatePunteggio sociale delle persone, riconoscimento delle emozioni sul lavoro e a scuola
AltoObblighi rigorosi prima e dopo l'immissione sul mercatoIA usata in istruzione, lavoro, credito, infrastrutture critiche, giustizia
TrasparenzaObbligo di informare l'utenteChatbot, contenuti generati dall'IA, deepfake
Minimo o nulloNessuna nuova regolaFiltri antispam, videogiochi con IA

Le date da ricordare

  • 2 febbraio 2025: scattano i divieti per le pratiche a rischio inaccettabile e gli obblighi di alfabetizzazione sull'IA.
  • 2 agosto 2025: si applicano le regole sulla governance e sui modelli di IA per finalità generali.
  • 2 agosto 2026: il regolamento diventa applicabile in generale, con alcune eccezioni.
  • 2 dicembre 2027 e 2 agosto 2028: nuove scadenze, rinviate, per gli obblighi sui sistemi ad alto rischio.

Il rinvio delle scadenze per l'alto rischio arriva dal cosiddetto "AI Omnibus", nato come proposta di semplificazione presentata dalla Commissione nel novembre 2025: secondo la Commissione, il regolamento di modifica è entrato in vigore il 27 luglio 2026 e ha introdotto anche il divieto delle app di "nudificazione", cioè dei sistemi che generano contenuti intimi o sessualmente espliciti non consensuali, che si applica da dicembre 2026.

Per te, come utente, la regola più visibile è quella sulla trasparenza: devi essere informato quando parli con una macchina e non con una persona, e i deepfake devono essere etichettati in modo chiaro. Il Parlamento europeo ricorda inoltre, nella sua scheda sulla prima regolamentazione sull'intelligenza artificiale, che l'IA generativa non è classificata ad alto rischio ma deve rispettare obblighi di trasparenza e le norme UE sul diritto d'autore.

E in Italia? La legge 132/2025

L'Italia ha approvato una propria legge che affianca l'AI Act: la Legge 23 settembre 2025, n. 132, "Disposizioni e deleghe al Governo in materia di intelligenza artificiale", pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 223 del 25 settembre 2025 ed entrata in vigore il 10 ottobre 2025. La legge stessa precisa che va interpretata e applicata in conformità al regolamento europeo.

Tra le novità che riguardano più da vicino la vita di tutti i giorni:

  • Minori: sotto i 14 anni serve il consenso di chi esercita la responsabilità genitoriale per accedere alle tecnologie di IA e per il relativo trattamento dei dati; dai 14 anni in su il minore può dare da solo il consenso al trattamento dei propri dati, purché le informazioni siano facilmente accessibili e comprensibili.
  • Lavoro: il datore di lavoro deve informare il lavoratore quando utilizza l'intelligenza artificiale.
  • Professionisti: chi esercita una professione intellettuale deve comunicare al cliente, con linguaggio chiaro, quali sistemi di IA utilizza.
  • Deepfake: nasce il reato di illecita diffusione di contenuti generati o alterati con l'IA (articolo 612-quater del Codice penale), punito con la reclusione da uno a cinque anni quando provoca un danno ingiusto.
  • Autorità: l'Agenzia per l'Italia digitale (AgID) e l'Agenzia per la cybersicurezza nazionale (ACN) sono designate come autorità nazionali per l'intelligenza artificiale.

Domande frequenti

L'intelligenza artificiale pensa come un essere umano?

No. I sistemi attuali riconoscono schemi nei dati e generano risposte statisticamente probabili. Possono sembrare molto "umani" nel modo di esprimersi, ma non hanno coscienza né comprensione nel senso in cui le intendiamo per le persone.

Perché un chatbot a volte inventa le risposte?

È il fenomeno delle allucinazioni: il modello produce il testo più plausibile, non necessariamente quello vero. Per questo è sempre bene verificare dati, date e citazioni su fonti affidabili.

Un ragazzo di 12 anni può usare un chatbot di IA in Italia?

Secondo la legge 132/2025, sotto i 14 anni serve il consenso dei genitori. Inoltre ogni servizio fissa una propria età minima nei termini d'uso, che conviene controllare prima di creare l'account.

L'AI Act vieta ChatGPT e gli altri chatbot?

No. L'IA generativa non è vietata e non è considerata ad alto rischio, ma deve rispettare obblighi di trasparenza: per esempio, i contenuti generati devono essere riconoscibili e l'utente deve sapere che sta parlando con una macchina.

Chi controlla l'uso dell'IA in Italia?

La legge italiana ha designato come autorità nazionali l'AgID e l'ACN, ferme restando le competenze di altre autorità di vigilanza nei rispettivi settori.

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